Speciale Medioevo – Settembre 2016

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a cura di Francesco Gerardi

Orsù (esclamazione che ci sta proprio bene all’inizio di un pezzo sulle rievocazioni medievali), cominciamo il nostro giro nella Toscana dell’Età di Mezzo: la prima tappa la facciamo a Scarperia (FI), dove l’8 di settembre di quest’anno come gli 8 di settembre di tutti gli anni si tiene il Palio del Diotto. È una festa sia antica che moderna, questa di Scarperia: per come lo conosciamo oggi il Diotto esiste dal 1953, quando l’amministrazione comunale decise che in questo giorno la città avrebbe ricordato il passaggio dei poteri tra Albertaccio di Andrea Corsini, Vicario uscente, e Carlo di Roberto Acciaioli, nuovo Vicario (siamo a settembre del 1545). E però a Scarperia l’8 settembre era un giorno di festa già da parecchi, ma parecchi anni (sia che stiate considerando il 1953 sia che stiate pensando al 1545): tracce di questa ricorrenza risalgono fino alla fondazione della città (il 1306), anni in cui in questi giorni si festeggiava la Natività della Madonna.

Palio del diotto

L’8 di settembre è un giorno importante anche per Prato: è il giorno del Corteggio Storico e dell’Ostensione della Sacra Cintola, tra i riti più importanti, sentiti e antichi della città. Come tutti gli anni, il Corteo partirà da Palazzo Pretorio con la consegna dei Ceri del Comune alla Cappella della Cintola, in testa il Gonfalone, ai fianchi i Valletti Comunali. Al primo rintocco della campana del Palazzo (chiamata “la risorta”), il corteo si mette in marcia. Quest’anno c’è una novità: invece di essere mostrata alla fine della sfilata, la Cintola sarà esposta intorno alla metà (saranno circa le 22.15): all’arrivo in piazza del Duomo, dal pulpito esterno della Cattedrale il vescovo mostrerà alla città questa reliquia antichissima (una cintura di stoffa di pelo di cammello color verde, intessuta di fili d’oro, con delle piccole nappe terminali appartenuta a Maria), un tesoro portato dalla Terrasanta da un giovane pratese che decise che dopo la sua morte la Cintola sarebbe diventata patrimonio di tutta la città.

Rimanendo a Prato potrete assistere al Torneo della Palla Grossa (il 10 e l’11 ci sono le semifinali, il 16 la finalina e il 17 la finale), gioco assai simile al calcio fiorentino (e come quest’ultimo considerato antenato del calcio moderno) che appassiona i pratesi sin dal ‘500. All’epoca il torneo era un momento memorabile dell’anno cittadino, un evento per celebrare ricorrenze straordinarie e festività solenni. Per un primo (e lungo) periodo poteva giocare solo la nobiltà e il popolo doveva limitarsi a sedere sugli spalti, ma con il passare degli anni i quattro quarti smetteranno di essere un fattore e per essere ammessi al gioco basteranno forza, velocità e destrezza. Oggi il Torneo è una sfida tra i Rioni della città (Santa Maria, Santa Trinità, San Marco, Santo Stefano), ognuno dei quali schiera una squadra composta da 25 calcianti (più il capitano e l’alfiere, membri non giocanti). Le regole sono piuttosto semplici: si combatte per il possesso della palla e si cerca di infilarla nella “posta”, a ogni posta corrisponde un punto a favore, vince chi mette a segno più punti.

Torneo della Palla Grossa

Ora spostiamoci a Signa (FI) per la Festa Medievale (venerdì 9 e sabato 10), appuntamento che da più di vent’anni restituisce il Castello al suo antico splendore con figuranti in maschera, artisti di strada, combattimenti all’arma bianca, spettacoli teatrali e musicali. Ma qui gli eventi che ogni appassionato medievalista non può perdere sono due: il Palio degli Arcieri (in programma venerdì) e L’incendio della Torre di Settentrione (il sabato).

In qualsiasi tour medievale che si rispetti una capatina a Sansepolcro (AR) bisogna farla: ogni anno sin dal 1951, in piazza Torre di Berta (un gioello racchiuso in uno scrigno di palazzi rinascimentali) si tiene il Palio della Balestra (l’11 settembre), una gara di tiro tra i balestrieri di Sansepolcro e quelli di Gubbio. Ma il Palio attuale è solo l’ultima incarnazione di una sfida (e di una rivalità) antichissima: ufficialmente tutto comincia nel 1619 quando i balestrieri di Sansepolcro invitano quelli di Gubbio al Palio di Sant’Egidio, ma ci sono documenti che la fanno risalire al 1594 e leggende che dicono esistesse già da decenni se non da secoli. Per dire: il nome del pittore Piero della Francesca compare negli elenchi dei possessori delle balestre comunali dell’epoca, alcune sue biografie dicono che nel 1453 fosse a Sansepolcro a ritirarne una, pronto a combattere per difendere la propria città. Ma torniamo all’oggi: la giornata del palio comincia al mattino con l’Araldo che legge il bando di sfida ai rivali Eugubini; al pomeriggio i balestrieri delle città entrano in Piazza annunciati dal rullo dei tamburi e dal suono delle chiarine; in serata tutto è pronto, il Palio ha inizio, sulla città calo un velo di silenzio antico di secoli rotto solo dal sibilare dei dardi scagliati e dal tonfo delle punte metalliche che si conficcano nel legno del “corniolo” (un bersaglio di forma tronco-conica posto a 36 metri di distanza).

Altro stop obbligato di questo viaggio nell’Evo di Mezzo è Montopoli: qui sono ormai quarantatre anni che il paese si “spacca” a metà per la Disfida con l’Arco (10 e 11 settembre), una sfida tra Perinsù e Peringiù con i migliori arcieri dei Popoli di Santo Stefano e San Giovanni (le frazioni in cui venne divisa Montopoli sotto il Podestà Iacopo degli Albizzi) alla conquista dell’ambitissimo Drappo. Tutto attorno al palio, una festa gigantesca con un mercato d’artigianato medievale nel centro del paese e in ogni via dame, cavalieri, danzatrici, notabili, musici, sbandieratori, giullari, mangiafuoco, falconieri, equilibristi e trampolieri.

Adesso andiamo a Lucca per la Luminara di Santa Croce (martedì 13), un rito che attraversa mille anni di storia lucchese, una festa che racconta la devozione di questa città per una delle reliquie più antiche del Cristianesimo: il Volto Santo, il crocifisso ligneo custodito nella Cattedrale, talmente amato dai cittadini di Lucca che ha finito per “spodestare” (si fa per dire, eh) i patroni della città, san Martino e san Paolino. Oggi la festa è famosa in tutta la Toscana per la processione notturna a lume di candela, ultima testimonianza di una antica usanza diffusa in tutte le maggiori città del medioevo: al momento della sottomissione, i popolani si impegnavano a portare un tributo di cera (dono prezioso data la rarità della cera d’api in quegli anni). Tale offerta veniva presentata in forma solenne durante la festività del patrono della città egemone. Questa cera non veniva però subito accesa, veniva conservata per illuminare il simulacro durante l’anno successivo.

luminara di santa croce

E per l’ultima tappa di questo tour all’indietro nel tempo torniamo a Prato, questa volta in provincia: siamo a Poggio a Caiano (PO) per l’Assedio alla Villa (dal 16 al 18 settembre), rievocazione rinascimentale che trasforma il borgo pratese in un pezzetto di Cinquecento. Come per il Palio del Diotto di Scarperia, si tratta di una festa istituzionalizzata solo da poco (il 1984) ma entrata nella tradizione popolare secoli (diversi secoli) fa. Il fatto storico che la festa vuol ricordare è il passaggio in città di Giovanna d’Austria: per rendere omaggio alla principessa, i nobili poggesi decisero che per quel giorno e solo per quel giorno dalla fontana oggi chiamata “del Mascherone” non sarebbe zampillata acqua, ma vino. Il cuore della festa moderna è la Villa Medicea, dove ogni anno si allestisce un enorme banchetto a ricordare proprio la sontuosa festa per il matrimonio tra la principessa d’Austria e Francesco I de’ Medici (con tanto di menù originale, composto tutto da ricette rinascimentali toscane).

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