Cosa c’è di bello al cinema: 3 film usciti queste settimana che vi consigliamo di andare a vedere

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cosa c'è di bello al cinema

a cura di Francesco Gerardi

Anche questa settimana sono usciti film di una certa importanza e noi ne abbiamo scelti tre proprio fondamentali, di quelli che bisogna che li vediate perché li vedranno un sacco di persone e magari li vedranno anche i vostri amici e poi loro si mettono a parlarne una sera e se voi non li avete visti non sapete che dire e finisce che quella sera vi annoiate perché non potete partecipare alla conversazione. Detto questo, sotto con i film

Arrival

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il poster americano di Arrival

Diretto da Denis Villeneuve. Scritto da Eric Heisserer. Cast: Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg, Tzi Ma, Mark O’Brien. Il trailer è questo.

Trama: Quando un misterioso oggetto proveniente dallo spazio atterra sul nostro pianeta, per indagare sull’accaduto viene formata una squadra di élite capitanata dalla linguista Louise Banks. Mentre l’umanità vacilla sull’orlo di una guerra mondiale, Banks e il suo gruppo affrontano una corsa contro il tempo in cerca di risposte.

Arrival è l’adattamento cinematografico del racconto breve (60 pagine, più o meno)  Storia della tua vita, scritto da Ted Chiang. Chiang è una bestia rara nella fantascienza contemporanea: in un’epoca in cui per gli scrittori la grafomania pare requisito curriculare e le infinite saghe di romanzi l’unica forma di letteratura di genere possibile, lui sceglie la sintesi e pubblica appena 14 racconti e un romanzo (breve anche questo) dal 1990 a oggi. Tanto basta per farlo diventare uno di quegli scrittori che bisogna leggere, soprattutto se si è appassionati di fantascienza: “Chiang è stato descritto come uno scrittore di fantascienza umanista: molti lettori trovano che le sue storie siano commoventi e capaci di far sognare, anche se sono in realtà molto concrete”, dice il profilo che gli ha dedicato il New Yorker. Quando gli è stato chiesto del film, lo scrittore ha detto che: “Penso sia uno dei rarissimi casi in cui è venuto fuori un buon film e un buon adattamento. E se consideriamo il passato degli adattamenti al cinema di storie di fantascienza, è quasi un miracolo”.

E a vedere i nomi coinvolti in questo progetto, a chiosa della riposta di Chiang uno potrebbe aggiungere che ci mancherebbe pure altro. Alla regia c’è Denis Villeneuve, uno che ha diretto cosette come Incendies, Prisoners, Enemy, Sicario e che in questo periodo è impegnato con Blade Runner 2049, il sequel del capolavoro di Ridley Scott attualmente in post-produzione. La protagonista è quella meraviglia di Amy Adams, che nel 2016 ha interpretato due ruoli che valgono entrambi l’Oscar e che non so come farà l’Academy a scegliere l’uno o l’altro: Louise Banks in Arrival e Susan Morrow in Animali Notturni. E poi a scrivere c’è Eric Heisserer, uno che non sarà famoso (la cosa più grossa che ha fatto fin qui è stata la sceneggiatura del prequel de La Cosa di Carpenter e quella del quinto capitolo della saga di FInal Destination) ma che va amato per la tenacia con la quale per anni ha portato in giro per Hollywood l’idea di un adattamento di Storia della tua vita, insistendo nonostante i continui rifiuti dei produttori.

Ma il film, come è il film? È bellissimo e stranissimo, si può dire poco altro senza correre il rischio di fare spoiler e rovinarvi tutto. Se vi può aiutare a decidere se vale la pena spendere i soldi del biglietto, sappiate che negli USA Arrival è uscito lo scorso 11 novembre, ha incassato bene (già tre volte quello che si era speso per girarlo) ed è stato recensito benissimo. Tra le recensioni che a me sono piaciute di più c’è quella di Chris Tilly su IGN, che dice “Arrival è una lezione di linguistica mascherata da blockbuster, ma è molto più appassionante di quanto questa definizione non lo faccia sembrare. Il film ricorda Interstellar, Contact e Incontri ravvicinati del terzo tipo, ma non dà mai l’impressione di essere derivativo. Al contrario, si tratta di uno sci-fi intelligente e sofisticato che pone domande importanti e che fa un ottimo lavoro quando si tratta di trovare una risposta”.

Arrival è di quella fantascienza che, usando una definizione terribile ma necessaria, si dice di nicchia: niente esplosioni nel vuoto dello spazio e sparatorie con pistole laser, niente astronavi che si schiantano l’una contro l’altra o alieni strambi che si esprimono in lingue strambissime. Le astronavi qui ci sono, si chiamano “gusci” e se ne stanno ferme per tutto il film; gli alieni qui ci sono, ma a stento si vedono e la lingua che parlano (e la difficoltà degli umani nel tradurla) è fondamentale per la storia raccontata. Per capire quanto fondamentale sia la lingua (e la traduzione) in questo film: con l’aiuto di esperti di linguistica e fonetica, Villeneuve e Heisserer ne hanno inventato una vera e propria da far parlare a questi extraterrestri. Per capirci, una cosa simile a quella che fece Tolkien con l’elfico nel Signore degli Anelli (e non per niente Tolkien era un linguista) o a quella che hanno fatto gli autori di Game Of Thrones con il dothraki.

Insomma, Arrival è un film da vedere per un’infinità di ragioni: siccome ho già scritto troppo e voi vi sarete già scocciati di leggere, glisso sulla raffinatezza estetica della regia o sull’importanza culturale di un film di genere capace di andare oltre i confini del genere, farsi apprezzare dal grande pubblico e farsi premiare dalle istituzioni (si parla di nomination all’Oscar, più di una e non solo in categorie tecniche). Io il film l’ho visto, m’è piaciuto soprattutto per un motivo e lo consiglio a tutti soprattutto per questo motivo: è una storia che parla dell’importanza di comunicare e della difficoltà di comprendere, comprendersi ed esser compresi. In un momento storico in cui tutti sembrano assordati dal suono della propria voce, Arrival ci ricorda che la comunicazione è uno strumento di sopravvivenza perché la comunicazione porta alla comprensione e la compresione evita i conflitti.

Dopo l’amore (L’économie du couple)

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Il poster francese di L’économie du couple

Diretto da Joachim Lafosse. Scritto da Fanny Burdino, Joachim Lafosse, Mazarine Pingeot, Thomas van Zuylen. Cast: Bérénice Bejo, Cédric Kahn, Marthe Keller, Catherine Salée, Tibo Vandenborre. Il trailer è questo.

Trama: Dopo 15 anni di matrimonio e due figlie, Marie e Boris decidono di divorziare. Dal momento che Boris non può permettersi un’altra casa, i due sono costretti a continuare a vivere assieme: una situazione già complicata di suo, ulteriormente complicata dal fatto che nessuno è disposto ad arretrare neanche di un passo nella guerra per la spartizione di quel che resta “dopo l’amore”.

Joachim Lafosse è un regista che ha il pallino di raccontare le famiglie, in particolare le famiglie che si spaccano. Il suo film più famoso è À perdre la raison, la storia realmente accaduta di una donna (Genevieve Lhermitte) che uccise i suoi cinque figli: tralasciando per un attimo la violenza del fatto raccontato (e quindi del racconto), buona parte di quel film era dedicata agli effetti che il crollo psicologico di Genevieve ebbe sulla sua famiglia.

Dopo l’amore non racconta una storia tanto tremenda, ma in ogni caso racconta la storia triste di una famiglia che si spacca e di un uomo (Boris, interpretato da Cédric Kahn) e una donna (Marie, interpretata da Bérénice Bejo che magari vi ricordate da The Artist) che decidono di separarsi dopo quindici anni di vita assieme. La particolarità del film è che non racconta perché quest’uomo e questa donna si separino (negli amori che finiscono i perché sono sempre meno interessanti dei come) ma come quest’uomo e questa donna non riescano a separarsi. Lui è uno che guadagna troppo poco per potersene andare di casa senza prima aver pattutito con la (ex) moglie quanta parte delle loro proprietà gli spetti, lei è una troppo ossessionata dall’accettabilità sociale di quel che pensa, dice e fa per cacciare di casa il padre delle sue figlie. E quindi i due sono costretti a stare assieme, vicini come si sta vicini nelle coppie e quotidiani come si è reciprocamente quotidiani da innamorati.

Ma la vicinanza non basta a riparare quel che s’è rotto tra Boris e Marie perché i due “non sono più innamorati“, come Marie stessa ci spiega a un certo punto del film. Al contrario, è proprio la vicinanza a mandare all’aria i loro piani di separazione tranquilla: la polvere del tempo passato lontani l’uno dall’altra non si posa mai sui loro rancori, che restano così sempre scoperti, ingombranti e bene in vista. Tra Boris e Marie l’odio zampilla a ogni sguardo male interpretato e a ogni parola pronunciata con il tono sbagliato e a ogni tic comportamentale che quando si è innamorati si fa finta non ci sia, non sia importante o sia addirittura amabile. Si sforzano di mantenere un contegno di fronte alle bambine, ma le loro recite scadono immediatamente nel patetico. Il tempo passa e il conflitto tra i due diventa una guerra di trincea in cui nessuno arretra e nessuno avanza, in mezzo restano le macerie di un matrimonio ridotto a orari da concordare e cifre da trattare e spazi da dividere

Insomma, direi che l’idea ve la siete fatta: Dopo l’amore non è un film allegro né leggero, ed è particolarmente difficile da guardare per chi ha vissuto situazioni familiari simili a quella raccontata perché Lafosse indugia sul dolore di questa famiglia con insistenza pornografica e dilata ben oltre la soglia di sopportazione i tempi del conflitto che dal dolore nasce.  Il film ha però l’enorme pregio di essere racconto onesto ed essenziale di un momento incredibilmente complesso come la rottura del nucleo familiare, un trauma che molte persone vivono e che raramente affrontano.

La regia asciutta di Lafosse, l’impostazione teatrale della messa in scena (la storia si svolge tutta nella casa di Boris e Marie, che è prigione dalla quale loro non possono uscire e palcoscenico sul quale noi seguiamo il dramma), la scrittura crudele e le interpretazioni posate di Khan e Bejo fanno di questo film una piccola gemma.


XXX – Il ritorno di Xander Cage

xxxDiretto da D.J. Caruso. Scritto da F. Scott Frazier, Chad St. John. Cast: Vin Diesel, Samuel L. Jackson, Nina Dobrev, Ruby Rose, Toni Collette, Donnie Yen, Rory McCann, Kris Wu, Tony Jaa. Il trailer è questo.

Trama: Xander Cage (Vin Diesel), amante degli sport estremi assoldato dal governo statunitense come agente segreto, rientra dal suo esilio volontario e affronta Xiang e la sua squadra in una corsa per recuperare un’arma letale nota come “Vaso di Pandora”. Assieme ai suoi nuovi alleati, Xander si ritrova coinvolto in una cospirazione che punta a far scoppiare una guerra mondiale.

Potrei mettermi a scrivere tutte le ragioni per cui il terzo capitolo della saga di Xander Cage è un action movie divertente e spensierato, ma non ho proprio nessuna ragione di usare parole mie quando posso prendere in prestito la capacità di sintesi di Adele Wolff (il personaggio interpretato da Ruby Rose, attrice che alcuni di voi si ricorderanno perché l’hanno vista nell terza stagione di Orange is the New Black): “ARMI, RAGAZZE, DOMINAZIONE GLOBALE… XANDER CAGE È TORNATO!”

(Seriamente, non ho nulla da aggiungere alla frase qua sopra: Il ritorno di Xander Cage è un film in cui Vin Diesel fa delle tamarrate impensabili circondato da un terzetto di bonazze come Nina Dobrev [faceva Helena in The Vampire Diaries, ve la ricordate?], Ruby Rose e Deepika Padukone. L’ho messo nei film consigliati di questa settimana perché ho pensato che, dopo il fantascientifico-linguistico e il drammone familiare, della Caciara con la C maiuscola era quello che ci voleva per stemperare. Questo è un motivo e Donnie Yen che fa il cattivone è l’altro… La presenza di Donnie Yen è sempre motivo sufficiente per consigliare un film).

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