Cosa c’è di bello al cinema

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a cura di Francesco Gerardi

Questa settimana c’è assai poca scelta, non ce n’è affatto se non siete amanti dei film di supereroi: è uscito solo Spiderman: Homecoming, il terzo reboot cinematografico dell’Uomo Ragno, il suo primo film solista dopo l’ingresso nel Marvel Cinematic Universe avvenuto in Captain America: Civil War. Quindi, suppongo che questa volta la domanda “cosa andrete a vedere questa settimana” non serva a granché.

Spiderman: Homecoming

spiderman homecoming_250x370Regia di Jon Watts. Scritto da John Francis Daley, Jonathan M. Goldstein. Cast: Tom Holland, Marisa Tomei, Robert Downey Jr., Donald Glover, Jon Favreau, Zendaya, Martin Starr, Michael Keaton, Gwyneth Paltrow, Garcelle Beauvais, Logan Marshall-Green, Angourie Rice, Stan Lee, Hannibal Buress, Tony Revolori, Bokeem Woodbine.

Reduce dallo straordinario debutto nella battaglia in aeroporto di Captain America: Civil War, Spiderman ritorna da protagonista nella prima pellicola Marvel dedicata a lui. Tagliato fuori dalle imprese dei grandi, il giovane Peter Parker (Tom Holland) è stanco dell’eroismo “da quartiere” e sente il bisogno di superare il rione per poter dimostrare il suo vero potenziale. Non soltanto alle persone che seguono le gesta dell’Uomo Ragno su Youtube, ma anche e soprattutto al mentore Tony Stark (Robert Downey, Jr.). Da quando il morso del ragno radioattivo gli ha regalato i superpoteri, Peter è passato dall’essere un adolescente ordinario, alle prese con la scuola, gli amici invadenti, i bulli, le cotte, lo sguardo vigile di zia May (Marisa Tomei), a vestire i panni dell’eroe novello, lanciandosi in missioni pericolose contro avversari spietati e cercando di sfuggire al controllo dell’inflessibile Iron Man. Fino a quando un nemico sconosciuto di nome Avvoltoio (Michael Keaton) non minaccia la sua famiglia e i suoi affetti. Allora Spiderman dovrà mettere da parte l’imprudenza e l’entusiasmo del ragazzino e diventare un eroe adulto e capace. Nel cast troviamo anche la cantante Zendaya, che interpreta la compagna di scuola Michelle, e Jacob Batalon, il migliore amico di Peter, Ned.

Per orientarsi Homecoming è il terzo reboot (una saga dedicata allo stesso personaggio ma scollegata dalle precedenti, con protagonisti attori diversi e che racconta storie nuove) cinematografico per l’Uomo Ragno, già interpretato da Tobey McGuire nella trilogia diretta da Sam Raimi e da Andrew Garfield nei film The Amazing Spiderman. Homecoming è frutto di un accordo stretto tra i Marvel Studios e Sony, un accordo in cui Sony mette i soldi per produrre/distribuire il film e incassa quelli del botteghino, mentre i Marvel Studios ottengono la possibilità di inserire l’Uomo Ragno nel loro universo narrativo, mantengono il “controllo creativo” sul film (che significa sceglierne regista, sceneggiatori, cast, tono e stile) e guadagnano con il merchandise. L’accordo è frutto di una lunga trattativa tra questi giganti dell’intrattenimento ed è una conseguenza della politica attuata dalla Marvel in materia di diritti per la trasposizione cinematografica prima di essere comprata dalla Disney nel 2009. Negli anni precendenti a quella data, una Marvel in difficoltà economiche aveva venduto i diritti per la trasposizione cinematografica dei suoi supereroi più popolari a diversi produttori: quelli dell’Uomo Ragno andarono alla Sony, quelli degli X-Men e dei Fantastici 4 (e di Hulk, inizialmente) alla Fox. Funzionava così: per mantenere i diritti, questi produttori pagavano un “canone” alla Marvel e garantivano di fare un film dedicato a quel supereroe/supergruppo ogni tot anni. Quando la Disney acquista la Marvel, parte il progetto del MCU (Marvel Cinematic Universe, l’universo narrativo-cinematografico in cui avvengono tutte le avventure dei supereroi della Casa delle Idee) e nascono gli Studios: ora la Marvel ha i mezzi e le risorse per prodursi da sola i suoi film. Purtroppo per lei, Sony e Fox non hanno nessuna intenzione di cedere i diritti per la trasposizione cinematografica acquistati in precedenza: tenete a mente che questi sono gli anni in cui comincia la moda del cinema di supereroi, in cui il genere viene codificato da Sam Raimi proprio con Spiderman e da Christopher Nolan con Batman. Sony e Fox capiscono da che parte sta soffiando il vento e si tengono stretti i loro supereroi, e quindi i neonati Marvel Studios sono costretti a fare a meno dei loro pezzi da 90. Nonostante tutto il progetto del MCU prosegue, “arrangiandosi” con quel che c’è: in casa la Marvel ha decine e decine di storie e di supereroi da portare sul grande schermo, non saranno popolari come l’Uomo Ragno o I Fantastici 4 o Hulk o gli X-Men ma per il momento dovranno bastare. Nel 2008 esce Iron Man e il resto lo sapete: è l’inizio di uno dei franchise di maggior successo commerciale e impatto culturale nella storia dell’intrattenimento, il MCU riempirà i successivi dieci anni con ben quindici film e cinque serie tv.

Il successo dei film Marvel fa cominciare la corsa al supereroe: la DC (la storica rivale della Casa delle Idee, l’altro colosso del fumetto americano) si affretta a far nascere il suo universo condiviso, la Fox spreme gli X-Men fino all’ultima goccia e la Sony tenta di rilanciare l’Uomo Ragno con un reboot intitolato The Amazing Spiderman. Reboot che è un fallimento, di pubblico e di critica: lo vedono in pochi (troppo pochi) e piace a nessuno. È in questo momento che Sony e Marvel cominciano a parlare della possibilità di venirsi incontro, di aiutarsi l’un altro: la Marvel vuole rimpossessarsi anche solo in parte del più iconico dei suoi supereroi, la Sony vuole approfittare del successo del MCU per far fruttare una proprietà intellettuale che si è dimostrata più difficile da gestire di quanto previsto. Avanti veloce fino all’inizio del 2015: Sony e Marvel raggiungono l’accordo, l’Uomo Ragno entra ufficialmente a far parte del MCU in Captain America: Civil War, ci resterà per cinque film almeno (tre da solista, due assieme agli Avengers), poi le parti ridiscuterrano la questione e vedremo come andrà a finire. E arriviamo così a Homecoming.

Cosa se ne dice Se ne dice benissimo: su Rotten Tomatoes il film ha un rating del 93% basato su 207 recensioni, che si traduce in un bel 7.7/10. Sul sito si legge che “Spiderman: Homecoming fa quello che ci si aspetta da un secondo reboot, raccontando un’avventura vivace e divertente che si inserisce alla perfezione nel sempre crescente Marvel Cinematic Universe”. Su Metacritic il film ha ottenuto un punteggio di 73 su 100 calcolato sulle recensioni scritte da 51 critici, cioè “generally favorable reviews”. Nei sondaggi fatti da CinemaScore (basati sui voti dati dal pubblico usando una scala che va da un voto massimo di A+ a uno minimo di F), il film ha ottenuto la media della A.

Nella sua recensione su Variety, Owen Gleibermann ha scritto che “le scene d’azione sono esuberanti, e il film riesce a farti fare il tifo per Peter. Il fascino di questo Spider-Boy è sin troppo elementare: nei suoi balzi verso l’eroismo Peter cade e si rialza, ogni volta”. Mike Ryan di Uproxx ha lodato il film per il suo tono leggero e per le interpretazioni dei protagonisti: “Spider-Man: Homecoming è il miglior film sull’Uomo Ragno visto fino a oggi. […] Amo questa versione di Peter Parker che ama essere Spiderman”. Monohla Dargis del The New York Times ha scritto che “Holland interpreta un adolescente in maniera più convincente degli attori che lo hanno preceduto nel ruolo, ed è splendidamente sostenuto da un cast nel quale spicca Jacob Batalon nella parte del migliore amico Ned. Altre belle interpretazioni sono quelle di Donald Glover nella parte di un criminale che si ritrova nel posto sbagliato al momento sbagliato, e di Martin Starr in quella del professore”. Sul Chicago Sun-Times, Richard Roeper ha detto che “La cosa più bella di Spiderman: Homecoming è che Spidey è ancora un ragazzino. Nonostante i superpoteri, ha tutta l’impazienza, la goffaggine, la passione, l’incertezza e, in certi momenti, la pericolosa ambizione di un teenager che cerca di capire il mondo che lo circonda”. Kenneth Turan del Los Angeles Times ha trovato il film “così e così” (in particolare non gli è piaciuta la regia di Jon Watts, definita “disomogenea”), ma è rimasto impressionato dalle scende d’azione e dall’Avvoltoio di Micheal Keaton: “uno dei villain più accattivanti ed empatici di tutto l’Universo Marvel”.

C’è stato anche qualcuno a cui il film non è piaciuto. Per esempio, John DeFore di The Hollywood Reporter ha scritto che “il film è di tanto in tanto divertente ma spesso frustrante” e che “sarebbe stato migliore se i Marvel Studios e una mezza dozzina di sceneggiatori non si fossero impegnati così tanto per cercare di inserire Peter Parker nel loro mondo macina-soldi”. Ancora più severo Robbie Collin del The Daily Telegraph, secondo il quale “un pizzico di questo nuovo Spiderman fu un’aggiunta esilarante a Captain America: Civil War. Ma un’abbondanza di questo nuovo Spiderman non ha lo stesso effetto e ne vien fuori un film fiacco, spento”. Sul San Francisco Chronicle, Mick LaSalle ha scritto che “il film non è nulla di nuovo, e le scene d’azione pensate per essere entusiasmanti – come lo scontro epico sullo Staten Island Ferry – se ne stanno semplicemente lì sullo schermo, tanto incapaci di suscitare la benché minima emozione quanto autocompiaciute della competenza con cui sono state pensate, eseguite, prodotte”.

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