ALESSANDRO LEOGRANDE

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Venerdì 20 febbraio 2009 alle 17.30, presso il Grand Cafè du Globe dipiazza Gavinana a Pistoia, il ricercatore Mimmo Perrotta e ilgiornalista Cesare Sartori incontreranno lo scrittore AlessandroLeogrande, autore del libro-inchiesta Uomini e caporali. Viaggio tra inuovi schiavi nelle campagne del Sud (Mondadori Strade Blu, 2008; 264pagg., € 16,50). L’iniziativa è promossa dalla Libreria MondadoriPistoia di via Cino 14.—– Ogni estate migliaia di stranieri, provenienti dall’Africa esoprattutto dall’Europa dell’Est, si riversano nel Tavoliere dellePuglie con la speranza di guadagnare un po’ di soldi con la raccoltadei pomodori e di altri frutti della terra. Sono i nuovi braccianti:vivono in casolari diroccati o in baraccopoli messe su alla meglio, incondizioni igieniche, lavorative e salariali atroci, che credevamodefinitivamente scomparse nel nostro paese. Appena giunti nelMezzogiorno d’Italia il miraggio si infrange, la loro esistenza siriduce a nuda vita, afferrata e stritolata da un sistema agricoloarcaico e disumano. I più diventano vittime dei caporali (spesso loroconnazionali che hanno preso il posto dei vecchi «soprastanti») iquali, con il tacito accordo dei proprietari terrieri della zona, lismistano in tutta la regione. Controllati con il sopruso e laviolenza, quei casolari e quelle baraccopoli si sono trasformati inveri e propri «campi di lavoro», da cui è difficile fuggire. Tra i«nuovi schiavi» che hanno provato a ribellarsi, molti sono scomparsinel nulla. Altri sono morti in circostanze misteriose. Altri ancoranon hanno retto ai ritmi di lavoro. È uno stillicidio continuo. Ma nell’estate del 2005 tre ragazzipolacchi sono riusciti a scappare dai loro aguzzini e a raggiungere ilconsolato di Bari. Grazie alla loro denuncia, è stato possibile unprimo blitz dei carabinieri, cui ha fatto seguito un’inchiesta dellaDirezione distrettuale antimafia che ha portato all’arresto di decinedi caporali. Per la prima volta un caso di riduzione in schiavitùattuato su larga scala nel mondo del lavoro ha fatto il suo ingressonelle aule di giustizia. Alessandro Leogrande ha incontrato le vittime e i loro famigliari, hastudiato le tecniche e le «biografie» dei nuovi kapò, ha interrogatomagistrati, avvocati, medici, sindacalisti che hanno provato a opporsiallo sfruttamento. Racconta un Sud in bilico tra arretratezza emodernità, all’avanguardia nella gestione del nuovo mercato dellebraccia. Un Sud ambiguamente dinamico e al contempo immutabile, dovela terra si lavora come ottanta-cento anni fa, quando a esseresterminati nelle campagne, dalla malaria e dalla violenza dellesquadre al servizio dei proprietari, erano i braccianti pugliesi. «Racconteremo le storie di braccianti e caporali, del modo in cui sicontinua a lavorare la terra nel tavoliere delle Puglie, nel sudItalia, nella seconda pianura d’Italia dopo la Pianura padana. Ilpanorama umano dei braccianti, di chi fa il lavoro agricolo, è peròenormemente cambiato. Non sono più i cafoni pugliesi e lucani oggi alavorare la terra; oggi i braccianti sono stranieri, ma benché sianostranieri sono drammaticamente simili le condizioni di sfruttamento aquelle che erano negli anni Venti o negli anni Trenta. Ci sono ancorai caporali che tengono in pugno le loro vite, ci sono ancora salaribassissimi, ma c’è ancora, più in profondità, una dominazionedell’uomo sull’uomo che spaventa e sconcerta, perché ogni minimaribellione da parte dei lavoratori alle loro dure condizioni vienepunita severamente: con la violenza, col sopruso, e a volte anche conl’eliminazione fisica. Mi ha colpito, ad esempio, nel mio viaggio,sentire come alcuni braccianti polacchi incominciavano ad usare unacerta metafora: ‘quello lì è finito sotto l’albero dell’ulivo’, perdire che non se ne sapeva più niente…». (Alessandro Leogrande,Radiotre, 25 gennaio 2009)—–Alessandro Leogrande è nato a Taranto nel 1977 e vive a Roma.Vicedirettore del mensile «Lo straniero», collabora con «Il Corrieredel Mezzogiorno», «Nuovi argomenti», Radiotre. Per la casa editriceL’Ancora del Mediterraneo ha scritto Un mare nascosto (2000), unreportage letterario da Taranto negli anni della privatizzazione delsiderurgico e del trionfo del telepredicatore Giancarlo Cito; Le malevite. Storie di contrabbando e di multinazionali (2003), un’inchiestasulla «mutazione antropologica» della mafia pugliese e sulcontrabbando internazionale di sigarette; Nel paese dei viceré.L’Italia tra pace e guerra (2006), un saggio sui nuovi movimenti, daGenova a Melfi. Sempre per L’Ancora del Mediterraneo ha curato Ilpallone è tondo (2005). Un suo saggio, «Ragazzi di mafia», è statoselezionato nell’antologia A occhi aperti. Le nuove voci dellanarrativa italiana raccontano la realtà (Piccola biblioteca Oscar,2008).—–Progetto a cura di Nevrosiwww.myspace.com/nevrosiwww.nevrosi.org
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